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LEONARDO CASTELLANI
Nuove donazioni a Faenza
26 novembre 2016 - 26 febbraio 2017

 
Mostra 

LEONARDO CASTELLANI
Nuove donazioni a Faenza
26 Novembre 2016 - 26 febbraio 2017

Pagina iniziale

Introduzione
di Claudio Casadio

La luce nei segni di Castellani
di Pietro Lenzini

Biografia di Leonardo Castellani

Bibliografia e mostre di Leonardo Castellani

Scarica la pubblicazione in formato pdf (file di 9 Mb)


 

 

 


Le opere di Castellani al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
di Claudia Casali

Leonardo Castellani fu un abile e raffinato artista che seppe misurarsi, nella sua lunga carriera, con diversi codici stilistici e con differenti linguaggi. La sua formazione, infatti, lo portò ad essere introspettivo pittore (sulla scia del Realismo Magico allora diffuso), raffinato scultore, abile ceramista, con una eccezionale padronanza del segno e dell’incisione, come documentato in questo catalogo.
I nove disegni donati dagli eredi al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza documentano questa sua passione e la sua abilità, dovuta certamente alla sua formazione (dapprima all’ebanisteria cesenate, poi sotto la guida di Libero Andreotti, al corso di scultura dell’Accademia fiorentina, compagno di studi di Osvaldo Licini). Gli scultori sviluppano sempre una loro propria capacità di cogliere sulla carta la tridimensionalità dello spazio che arricchiscono di sfumature impercettibili ma vere. Così accade anche per Castellani che si misurò anche con l’arte del fuoco, affascinato dai fermenti futuristi. Al periodo “ceramista” vanno ascritti i disegni della collezione faentina del MIC. L’Artista per un breve tempo, tra il 1920-21 fondò la “Bottega di Ceramica artistica”, una piccola manifattura che operò fino a circa il 1923. Sue sculture fittili accanto a servizi vennero realizzati ed esposti successivamente in diverse occasioni, anche negli anni ’30, quando la sua poetica intensificò la realizzazione di un bestiario suo proprio (famoso il suo “arbusto-attaccapanni” del 1930), richiamato in parte nei disegni faentini.
I bozzetti ora nelle collezioni del MIC cercano di documentare questo suo momento sperimentale, legato ad un eco di futurismo personalissimo, dove l’impatto della gamma cromatica accanto ad una decorazione sintetica sottolineano la vicinanza ad una dimensione introspettiva e meditata di una “sua” avanguardia, una sorta di rielaborazione propria dei “colori urlati” di balliana memoria.
Nelle note biografiche l’artista così definisce il suo percorso: “…Scultore, decoratore e via dicendo, mi arrabattai fino a divenire, quasi senza avvedermene, ceramista: proprietario di una piccola fornace. Altre volte ho parlato di questa attività, ma ora aggiungo a mò di conclusione, che in questo nuovo mestiere, più che altrove, e prima di abbandonarlo … mi fu aperta la maniera di applicare il mio futurismo. Un futurismo non troppo ortodosso, ma futurismo. Oggi, i cocci di allora non fanno più effetto; troppo s’è prodotto d’arte ornamentale, e il gioco è stato accompagnato sopra infiniti riflessi; ma qualche pezzo di quel tanto lavoro, qualche piatto, qualche vaso, una ciotola, uno o due servizi, non furono cattivi ed amerei averli con me…”.
Un piccolo vaso, di recente acquisizione, testimonia di questa vivace indole cromatica unita ad una sintesi, sua propria elaborazione di elementi fitomorfi, come si è accennato, in un gusto tardivo avanguardista.