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LEONARDO CASTELLANI
Nuove donazioni a Faenza
26 novembre 2016 - 26 febbraio 2017

 
Mostra 

LEONARDO CASTELLANI
Nuove donazioni a Faenza
26 Novembre 2016 - 26 febbraio 2017

Pagina iniziale

La luce nei segni di Castellani
di Pietro Lenzini

Le opere di Castellani al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
di Claudia Casali

Biografia di Leonardo Castellani

Bibliografia e mostre di Leonardo Castellani

Scarica la pubblicazione in formato pdf (file di 9 Mb)


 

 

 

 

Introduzione
di Claudio Casadio

Come ha già scritto Orsola Ghetti Baldi, «la vicenda artistica di Leonardo Castellani si svolge e si compie tutta fuori da Faenza, sua città natale, ma gli orientamenti e gli elementi della sua formazione culturale sono per più di un aspetto radicati» a Faenza. Il clima della sua formazione è infatti quello della città di inizio Novecento dove il gruppo di giovani artisti raccolti intorno a Domenico Baccarini introduceva il nuovo gusto e le varie novità europee delle “secessioni”, dell’”art nouveau” e dei vari simbolismi-espressionismi(1). Novità che in città si diffusero in un mondo di artigianato, della ceramica, dei mobili e del ferro battuto, pronto a cogliere i nuovi aspetti decorativi. Di questa realtà Leonardo Castellani, nell’autobiografia Vivere nel tuo paese, ricordò in modo preciso, con note tecniche e citazioni stilistiche, il lavoro di ebanisteria. Ebanista era infatti lo zio che aveva una propria azienda con numerosi operai e tappezzieri, una segheria e un fornitissimo magazzino. Di questa ebanisteria il padre di Leonardo era direttore tecnico e progettista in un periodo in cui, nel primo decennio del Novecento, «il floreale si era fatto larga strada imponendo un gusto divulgato attraverso gli album inglesi e le rifiniture in bronzo dorato di fabbricazione tedesca» (2).
Lasciata la città di Faenza ad appena tredici anni, nel 1909, per seguire il padre a Cesena e iniziare un percorso che non lo avrebbe più portato a vivere a Faenza, Leonardo Castellani non rimase senza alcun collegamento con la sua città natale. Personalità come Antonio Corbara mantennero contatti con lui, seguirono la sua attività e alcuni suoi libri come La collina di Epsom e le 13 canzonette del 1971 già posseduti, letti e commentati da Corbara - che in una estate degli anni Settanta me li fece conoscere – sono ora conservati dalla Biblioteca Comunale. Anche un collezionista attento come Roberto Sabbatani raccolse sue incisioni e pubblicazioni ora donate alla Biblioteca Comunale (3). Un forte legame con la città di Faenza è dimostrato anche dalle due mostre che l’associazone Amici dell’Arte promosse nel 1966 e nel 1978 con un impegno in quegli anni non usuale profuso per un singolo artista (4). Nella prima mostra furono presentate complessivamente 115 opere, nella quasi totalità acqueforti e puntesecche con sette acquerelli e nessun quadro ad olio. La seconda mostra, presentata come antologica, permise l’esposizione di più di 250 opere e la pubblicazione di un libretto con un importante testo dell’artista che per l’occasione espresse importanti considerazioni sul suo modo di fare arte e sulla sua vita d’artista iniziata «con la scultura, per passare al dipingere, ed in seguito, quasi definitivamente all’incisione».
Ulteriori legami tra Faenza e Leonardo Castellani sono documentati, oltre che dalle visite estive in città, dalle donazioni di incisioni e lastre fatte personalmente alla Pinacoteca e alla Biblioteca Comunale. Si tratta di atti continuati nel tempo e tutti certamente non casuali ma frutto di tanti contatti, lettere, comunicazioni e depositi iniziati nel 1967 e terminati solo poco prima della morte di Leonardo Castellani avvenuta nel 1984.
La prima donazione avvenne nell’estate 1967 a favore della Pinacoteca Comunale. In questo caso, come in altri successivi, ci fu anche l’intervento di Domenico Silvestrini, avvocato e rappresentante dell’Associazione Amici dell’Arte, che consegnò materialmente l’opera a lui affidata dall’artista. «Non ti illudere - scrisse Silvestrini in una lettera conservata negli archivi della Pinacoteca - che venga subito esposta» affrontando un motivo della donazione e aggiungendo subito dopo una considerazione alquanto importante per la storia espositiva dell’istituto museale. «Molta roba è necessariamente nei magazzini e attende (campa cavallo) che si costruisca la nuova sede del Liceo Classico per destinare a Pinacoteca un gran numero di altri locali. Ho detto “campa cavallo”, ma in verità può darsi che la data auspicata non sia lontana e che riesca a vederla anch’io», concludeva l’avvocato Silvestrini con una riflessione che ancora oggi non ha avuto una risposta (5). Un successivo ciclo di donazioni è dell’anno successivo a favore della Biblioteca Comunale. Con una lettera del 29 aprile 1968 Leonardo Castellani ringraziò il Sindaco per le buone espressioni con cui era stata accolta una prima donazione di 10 lastre di rame e zinco e confermò il «proposito di voler ripetere il dono quanto prima». Questa volontà, significativamente motivata dall’artista non solo per il fatto «che in tal modo verrà conservato con cura una parte del mio lavoro di incisore, ma in particolare per esprimere l’amore che ho verso la mia città», venne rispettata e dopo pochi mesi Castellani portò personalmente altre 25 lastrine di rame e ottone incise per il volume pagine senza cornice. L’anno seguente vennero donate sei lastre in rame della pubblicazione Impossibili brevi e dopo pochi mesi si aggiunsero, per il tramite dell’avvocato Gentilini, altre quindici incisioni. Altre donazioni alla biblioteca seguirono negli anni successivi, con un regolare ritmo annuale, fino al 1974 e poi nel 1989-90 vi furono altre acquisizioni di opere di Leonardi Castellani grazie ad alcuni acquisti, a donazione della moglie Edvige e alla donazione del fondo Antonio Corbara. Un’ultima corrispondenza negli archivi della Pinacoteca è del 1979 rivolta ad Ennio Golfieri che in quegli anni stava lavorando per proporre una nuova sede della Pinacoteca a Palazzo Mazzolani. Nel condividere questa proposta, Castellani espresse il desiderio che tutte le sue opere date alla città «fossero raccolte e visibili nella nuova sede», a miglioramento di quanto allora temporaneamente esposto nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea in Palazzo Zauli Naldi consistente in un acquerello e una incisione.
Parte delle opere donate alla Biblioteca Comunale di Faenza sono state pubblicate nel catalogo della mostra realizzata nel 1995, a dieci anni dalla morte dell’artista, che contiene tra l’altro oltre al già citato studio di Orsola Ghetti Baldi un esame critico di Alessandro Montevecchi sull’attività letteraria di Leonardo Castellani e schede critiche di Maria Chiara Zarabini sulle opere in mostre (6). In occasione della mostra la moglie Edvige dono una copia della pubblicazione Tre prose edita a Urbino nel 1990. Altra occasione di promozione delle donazioni di Leonardo Castellani è stata una mostra curata nel 2010 da Giorgio Cicognani nei locali della Biblioteca con esposizione per la prima volta delle lastre in rame lasciate alla città di Faenza dall’artista (7).
A completare questi legami ci sono state, infine, importanti donazioni fatte dai figli Silvestro, Paolo e Claudio al Museo Internazionale delle Ceramiche e alla Pinacoteca Comunale. Entrambe queste donazioni sono ora documentate da questa pubblicazione e dalle iniziative espositive ad essa collegate. Si tratta di donazioni importanti perché se da un lato ben documentano sull’attività ceramica di Leonardo Castellani, come descritto da Claudia Casali nell’introduzione alla donazione fatta al Museo Internazionale delle Ceramiche, dall’altro lato documentano attentamente l’intero percorso artistico, dalla scultura alla pittura con il prevalere assoluto dell’incisione. Le oltre cento opere donate comprendono infatti lavori realizzati in più di sessanta anni di attività e produzione artistica. Si parte dalle sculture del 1919, il ritratto alla madre e il suonatore di violino documentato nel diario personale dell’artista (8) e si arriva alla nature morte incise nel 1983. Nelle incisioni prevalgono, come del resto nella produzione artistica di Castellani, i paesaggi delle colline urbinati e i motivi si ripetono dando origine ad un «lungo colloquio fuori da ogni altro interesse». La continuità del lavoro artistico, con linearità e condotta insistente senza sbalzi eccessivi durata per più di cinquanta anni, come rivendicato dello stesso Castellani nel presentare il proprio lavoro per la mostra faentina del 1978, risulta evidente anche in questa bella selezione generosamente offerta dai tre figli Silvestro, Paolo e Claudio. Grazie al loro atto non si è solo resa più ricca e documentata la raccolta novecentesca della Pinacoteca ma è anche possibile comprendere come il percorso artistico di un grande incisore del Novecento quale è stato Leonardo Castellani non possa prescindere dalle sue origini faentine, dai suoi interessi letterari e dalla sua capacità di rappresentare uno stato d’animo nella figura di un paesaggio o di una natura morta. Per dirlo con le parole di Andrea Emiliani (9), Leonardo Castellani è partito dalla esperienza nei piccoli ma raffinati laboratori faentini capaci di realizzare opere con valore e dimensione internazionale non solo nella ceramica ma anche in altri settori, come per esempio nella grafica e nel design dei mobili, per insediarsi ad Urbino e dare origine ad un lungo racconto dove il segno paesaggistico incontra la storia e la cultura dell’Arte italiana del Novecento. Un incontro che ricorda la lezione di segno nel lavoro di Giorgio Morandi, ma anche la grafica sviluppata a partire dalla ricerca sui caratteri tipografici e la capacità narrativa cresciuta da una grande tradizione letteraria come è stata quella dell’elzeviro. Castellani ha saputo raccogliere l’esperienza di grandi maestri e della tradizione artistica italiana tra Otto e Novecento per divenire a sua volta maestro nella scuola grafica urbinate. Un lavoro artistico prezioso quello di Castellani che ha in Faenza, sua città natale, fondamentali testimonianze grazie alle volontà dello stesso artista, con varie donazioni alla biblioteca e Pinacoteca della città, continuate dai figli con gli atti di cui questa pubblicazione documenta l’importanza.

(1) O. Ghetti Baldi, L’opera artistica di Leonardo Castellani (1896-1984) in Leonardo Castellani 1896-1984, Faenza, Studio 88, 1995, pag. 9.
(2) L. Castellani, Vivere nel tuo paese, Vicenza, Neri Pozza, 1964, pag. 20.
(3) G. Benassati e A.R. Gentilini, La collezioni Sabbatani. Capolavori della storia dell’incisione dal XV al XX secolo, Bologna, Editrice Compositori, 2002.
(4) Amici dell'Arte Faenza, Incisioni di Leonardo Castellani, catalogo della mostra tenuta a Faenza nel 1966; Amici dell'Arte Faenza, Antologica di Leonardo Castellani, catalogo della mostra tenuta in Palazzo delle esposizioni nel 1978, Castelbolognese, Grafica Artigiana.
(5) Lettera di Domenico Silvestrini al prof. Leonardo Castellani, Faenza, 19 giugno 1967 in Archivio Storico Pinacoteca Comunale, Fondo ‘900 voce Leonardo Castellani. La documentazione citata successivamente sulle donazioni è conservata nello stesso fascicolo. Le informazioni sulle acquisizioni della Biblioteca del 1989/90 e del 1995 sono tratte dai registri inventariali della Biblioteca Comunale di Faenza.
(6) AA.VV., Leonardo Castellani 1896-1984, opera citata.
(7) G. Cicognani, L'opera grafica di Leonardo Castellani alla Biblioteca Comunale di Faenza, 2010, stampa da pc.
(8) In data 19 agosto 1919 Leonardo Castellani annotò nel suo diario "ho portato a termina da vari giorni il violinista e ho cercato di essere come dissi scrupoloso ed attento a tutti gli accenni della mia sensibilità", in T. Mattioli (a cura di), Leonardo Castellani. L'uomo che passa. Scritti del Futurismo inediti e rari, Metauro Edizioni, Fossombrone, 2002, pag. 169.
(9) A. Emiliani, I silenziosi pensieri delle incisioni di Leonardo Castellani, in Leonardo Castellani. Segno e racconto. La donazione Castellani, Accademia Raffaello, Urbino, 2013, pp. 12-16.