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I FIORI DELL'ANIMA
Il linguaggio dei fiori nei paramenti sacri dei domenicani
8 maggio - 27 giugno 2010

 
Mostra 

I FIORI DELL'ANIMA
Il linguaggio dei fiori nei paramenti sacri dei domenicani
Maggio - Giugno 2010

Introduzione

I paramenti sacri di San Domenico

La pittura floreale a Faenza tra Sette e Ottocento

La maiolica a decoro floreale

Erbari e produzione botanica a stampa

Ludovico Caldesi botanico faentino

Piccolo lessico floreale

Lessico dei paramenti

I domenicani a Faenza

Opere in mostra

Catalogo

Foto della mostra

 

 

 

 

LA PITTURA FLOREALE A FAENZA TRA SETTE E OTTOCENTO

Clicca qui per le foto di alcune opere:

Opere del Pittore della Fabbrica Ferniani [Luigi Benini]

Opere di Pietro Piani (1770-1841)

Opere di Giovanni Pani (sec. XIX)

Opere di Domenico Bertoni

La pittura di fiori e frutta rappresenta un genere che, ampiamente frequentato nel Seicento, ritorna con forza alla ribalta alla fine del XVIII secolo, conservando, pur nelle ovvie diversità stilistiche, la sua doppia natura di indagine naturalistica e allusione simbolica.
Non può sorprendere, quindi, il ricorrere nei quadri di quegli stessi elementi vegetali che troviamo rappresentati nei paramenti ecclesiastici, anche se l’aggraziato disporsi di fiori e frutti entro vasi e canestri di fattura ricercata può farci dimenticare un significato nascosto che pure non doveva passare inosservato ai contemporanei.
I dipinti qui esposti rivelano come anche Faenza, in età neoclassica, si dimostrasse sensibile ad una tematica che, a partire dall’ultimo quarto del Settecento, si era sviluppata in Francia e da qui velocemente propagata in tutta Europa diventando di gran moda, grazie anche alla smisurata passione floreale dimostrata da Josephine Bonaparte de Beauharnais, non a caso soprannominata l’impératrice botaniste.
I nomi degli autori faentini sono tuttora oggetto di studio, anche se da un ventennio a questa parte ha cominciato ad emergere in particolare quello di Giovanni Rivalta (Faenza 1756-1832), presente con nature morte alle aste internazionali, cui vengono adesso attribuite – pur senza trovare concordi tutti gli studiosi - opere tradizionalmente riferite ad altro autore locale, Pietro Piani. In ogni caso appare ancor oggi confermato come esistesse uno stretto legame fra i pittori “fioristi” (o “fioranti”, secondo la definizione seicentesca) e i decoratori delle maioliche Ferniani che, alla fine del XVIII secolo, avevano trovato nel tema floreale il punto di forza della produzione. Per due di loro, Piani e Benini, l’attribuzione tradizionale resta confermata, anche se forse con un numero delle opere ridotto rispetto al passato.
Di Luigi Benini, direttore artistico della Ferniani dal 1778 al 1798, cui si attribuisce il merito di avere impresso una svolta nella decorazione su maiolica, ben testimoniata da alcune aggraziatissime composizioni di roseti e cespugli fioriti con uccelli e farfalle su vassoi a terzo fuoco, appaiono caratteristici e ben riconoscibili il tocco delicato e la perizia naturalistica che si ritrovano anche nei suoi acquerelli su pergamena.
A Pietro Piani (Faenza 1770 – Bologna 1841), che subentrò al suo maestro Luigi Benini nella direzione artistica della Ferniani e abbandonò poi la ceramica per dedicarsi unicamente alla pittura, vanno invece riferite alcune raffinate tempere di fiori in vaso o con canestri di frutta, fiori e uccelli. Si tratta in effetti di opere in cui sembra di poter riconoscere senza forzature la stessa mano dei suoi decori naturalistici su maiolica e la cui attribuzione fu confermata agli storici del tempo anche dal suo allievo e collaboratore Antonio Liverani.
Si appoggia invece sul convincimento di Ennio Golfieri, in mancanza di prove documentarie, l’attribuzione ad altro direttore artistico della Ferniani, Giovanni Pani, di due quadretti risalenti agli inizi del XIX secolo e concordanti stilisticamente con le decorazioni Ferniani del periodo.
La serie – nutrita, e ancora suscettibile di scoperte interessanti - dei pittori “fioristi” faentini si chiude a metà Ottocento con Domenico Bertoni, la cui personalissima interpretazione del tema floreale, caratterizzata da un colorismo acceso e un po’ naïf, può talvolta far pensare ad un Rousseau il Doganiere ante litteram.
La storia dei pittori floreali faentini è dunque ricca e non si può certo dire che sia del tutto conosciuta.
Le tempere con la rappresentazione dei fiori erano appese nelle pareti dei faentini come una consuetudine tra mobili di una ebanisteria qualificata e integrate ai soffitti ben decorati, agli arredi e alle ceramiche delle case.
Un genere che aveva preso comunque notevole sviluppo, testimoniato dalla folta presenza di opere ricordate in varie pubblicazioni del periodo, e che favorì il passaggio di molti artigiani verso la produzione pittorica artistica.
Della produzione di questo genere di pittura è anche significativo il collegamento, chiaro e diretto, tra pittura e produzione ceramica, che avveniva nel periodo quasi esclusivamente nei laboratori della Fabbrica Feniani.
Per meglio chiarire questi aspetti, e soprattutto per sciogliere almeno in parte l’integrata matassa attributiva, è però da auspicare il ritrovamento di una maggiore documentazione e di altre testimonianze sulle tante opere che un tempo hanno abitato la case faentine.