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LA PITTURA
FLOREALE A FAENZA TRA SETTE E OTTOCENTO
Clicca
qui per le foto di alcune opere:
Opere
del Pittore della Fabbrica Ferniani [Luigi Benini]
Opere
di Pietro Piani (1770-1841)
Opere
di Giovanni Pani (sec. XIX)
Opere
di Domenico Bertoni
La pittura di fiori
e frutta rappresenta un genere che, ampiamente frequentato nel Seicento,
ritorna con forza alla ribalta alla fine del XVIII secolo, conservando,
pur nelle ovvie diversità stilistiche, la sua doppia natura di
indagine naturalistica e allusione simbolica.
Non può sorprendere, quindi, il ricorrere nei quadri di quegli
stessi elementi vegetali che troviamo rappresentati nei paramenti ecclesiastici,
anche se l’aggraziato disporsi di fiori e frutti entro vasi e canestri
di fattura ricercata può farci dimenticare un significato nascosto
che pure non doveva passare inosservato ai contemporanei.
I dipinti qui esposti rivelano come anche Faenza, in età neoclassica,
si dimostrasse sensibile ad una tematica che, a partire dall’ultimo
quarto del Settecento, si era sviluppata in Francia e da qui velocemente
propagata in tutta Europa diventando di gran moda, grazie anche alla smisurata
passione floreale dimostrata da Josephine Bonaparte de Beauharnais, non
a caso soprannominata l’impératrice botaniste.
I nomi degli autori faentini sono tuttora oggetto di studio, anche se
da un ventennio a questa parte ha cominciato ad emergere in particolare
quello di Giovanni Rivalta (Faenza 1756-1832), presente con nature morte
alle aste internazionali, cui vengono adesso attribuite – pur senza
trovare concordi tutti gli studiosi - opere tradizionalmente riferite
ad altro autore locale, Pietro Piani. In ogni caso appare ancor oggi confermato
come esistesse uno stretto legame fra i pittori “fioristi”
(o “fioranti”, secondo la definizione seicentesca) e i decoratori
delle maioliche Ferniani che, alla fine del XVIII secolo, avevano trovato
nel tema floreale il punto di forza della produzione. Per due di loro,
Piani e Benini, l’attribuzione tradizionale resta confermata, anche
se forse con un numero delle opere ridotto rispetto al passato.
Di Luigi Benini, direttore artistico della Ferniani dal 1778 al 1798,
cui si attribuisce il merito di avere impresso una svolta nella decorazione
su maiolica, ben testimoniata da alcune aggraziatissime composizioni di
roseti e cespugli fioriti con uccelli e farfalle su vassoi a terzo fuoco,
appaiono caratteristici e ben riconoscibili il tocco delicato e la perizia
naturalistica che si ritrovano anche nei suoi acquerelli su pergamena.
A Pietro Piani (Faenza 1770 – Bologna 1841), che subentrò
al suo maestro Luigi Benini nella direzione artistica della Ferniani e
abbandonò poi la ceramica per dedicarsi unicamente alla pittura,
vanno invece riferite alcune raffinate tempere di fiori in vaso o con
canestri di frutta, fiori e uccelli. Si tratta in effetti di opere in
cui sembra di poter riconoscere senza forzature la stessa mano dei suoi
decori naturalistici su maiolica e la cui attribuzione fu confermata agli
storici del tempo anche dal suo allievo e collaboratore Antonio Liverani.
Si appoggia invece sul convincimento di Ennio Golfieri, in mancanza di
prove documentarie, l’attribuzione ad altro direttore artistico
della Ferniani, Giovanni Pani, di due quadretti risalenti agli inizi del
XIX secolo e concordanti stilisticamente con le decorazioni Ferniani del
periodo.
La serie – nutrita, e ancora suscettibile di scoperte interessanti
- dei pittori “fioristi” faentini si chiude a metà
Ottocento con Domenico Bertoni, la cui personalissima interpretazione
del tema floreale, caratterizzata da un colorismo acceso e un po’
naïf, può talvolta far pensare ad un Rousseau il Doganiere
ante litteram.
La storia dei pittori floreali faentini è dunque ricca e non si
può certo dire che sia del tutto conosciuta.
Le tempere con la rappresentazione dei fiori erano appese nelle pareti
dei faentini come una consuetudine tra mobili di una ebanisteria qualificata
e integrate ai soffitti ben decorati, agli arredi e alle ceramiche delle
case.
Un genere che aveva preso comunque notevole sviluppo, testimoniato dalla
folta presenza di opere ricordate in varie pubblicazioni del periodo,
e che favorì il passaggio di molti artigiani verso la produzione
pittorica artistica.
Della produzione di questo genere di pittura è anche significativo
il collegamento, chiaro e diretto, tra pittura e produzione ceramica,
che avveniva nel periodo quasi esclusivamente nei laboratori della Fabbrica
Feniani.
Per meglio chiarire questi aspetti, e soprattutto per sciogliere almeno
in parte l’integrata matassa attributiva, è però da
auspicare il ritrovamento di una maggiore documentazione e di altre testimonianze
sulle tante opere che un tempo hanno abitato la case faentine.
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