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E’
appena ventiduenne il giovane Gentilini che nel 1932 lascia definitivamente
Faenza per Roma. Nella sua città natale ha imparato a dipingere
frequentando la scuola comunale di disegno dove si diploma nel 1925 e
ha fatto apprendistato in due botteghe ceramiche, vivendo non solo una
gran passione per il disegno ma dimostrando già il suo talento,
riconosciuto ad esempio da Giuseppe Golfieri che era arrivato a possedere
35 suoi dipinti, e coltivando con continuo esercizio e costante pratica
le sue capacità.
E’ artista che riprende la tradizione verista e realista dell’Ottocento
nel solco della tradizione classica delle grandi opere rinascimentali
sapendo cogliere però le novità dell’epoca, in un
documento dell’archivio della Pinacoteca riconosce ad esempio il
suo debito verso Degas, impastando le proprie composizioni con le tonalità
prese dalla pittura emiliana e da Giovanni Romagnoli in particolare.
Nella mostra che SWla Pinacoteca e Banca di Romagna gli dedicano nel centenario
della nascita, in collaborazione con l’archivio Franco Gentilini
di Roma, è documentata l’attività svolta dal grande
artista faentino nel suo periodo di formazione. Sono più di trenta
i dipinti presentati e documentano, con i ritratti, le nature morte, i
paesaggi e le scene con ballerine, tutti i soggetti preferiti del periodo.
Oltre alla pittura vi sono anche numerosi disegni, due sculture e opere
in ceramica. Altre tracce del suo lavoro a Faenza sono nelle sale del
Cinema Italia, nel salone della Banca di Romagna e in varie altre case
signorili dove collaborò alle decorazioni murali.
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