Torna alla home page  
 
   

Omaggio a Gianna Boschi a venti anni dalla scomparsa.
Dipinti e disegni. 23 giugno - 9 settembre 2007 (Pinacoteca Comunale)
Ceramiche e dipinti. 21 giugno - 26 agosto 2007 (Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza)

 
Mostra 

Omaggio a Gianna Boschi a venti anni dalla scomparsa

giugno - settembre 2007
Selezione di opere in mostra:
1 2 3 4 5

Vai alla pagina informativa della mostra Ceramiche e dipinti presso il MIC.


 

 

 


Rendere omaggio a Gianna Boschi a venti anni dalla scomparsa è sembrato all’amministrazione Comunale un atto non solo doveroso, ma anche particolarmente significativo ed esemplare per il ricordo di una artista che ha attraversato quasi mezzo secolo di arte faentina, segnandola fortemente, e la cui esperienza artistica è ancora oggi viva e feconda con le sue opere sempre apprezzate.
Il significato del ricordo di Gianna Boschi non si limita però al valore artistico ma si rivolge inevitabilmente ai suoi tanti legami con la città di Faenza, vissuti intensamente con passione e amore anche per la salvaguardia dei beni culturali e dimostrati anche con la generosa donazione testamentaria delle sue opere. Un terzo imprescindibile motivo per ricordare Gianna Boschi è quello della sua brillante esperienza di insegnamento per la quale è sicuramente ritenuta da molti come una vera maestra, tanto che è stata riconosciuta come «l’unica vera maestra faentina» capace di indicare una «precisa strada artistica da percorrere nella naturale diversità stilistica» dei suoi tanti allievi.
Per dare il dovuto riconoscimento al ricordo di Gianna Boschi si è volutamente ricorso ad una iniziativa congiunta tra i due maggiori istituti museali artistici della città, continuando il progetto già promosso con le recenti iniziative espositive per il centenario della morte di Domenico Baccarini, un altro artista che ha profondamente segnato il Novecento faentino.
Ringrazio pertanto le direzioni e gli organismi dirigenti dei due istituti faentini che nella strada della collaborazione consentono lo svolgersi di importanti iniziative e colgo l’occasione per ringraziare Marcella Vitali, curatrice degli eventi espositivi in accordo con i musei promotori delle mostre, la nipote Gabriella Boschi Venieri e Michele Venieri sempre impegnati per dare attuazione alle volontà dell’artista.

Claudio Casadio
Sindaco di Faenza

L’omaggio che il Comune di Faenza dedica all’artista faentina Gianna Boschi (1913-1986) in occasione del ventennale della scomparsa, intende riproporre all’attenzione la complessità di una ricerca di indubbio spessore nei diversi campi di interesse: pittura ceramica grafica. Ne emerge senz’altro il ruolo di erede della ricca tradizione faentina sviluppatasi lungo il corso dell’Ottocento e riproposta alla ribalta dal Cenacolo baccariniano e al tempo stesso quello di riferimento per le esperienze delle nuove generazioni; una figura quindi di snodo e di grande significato per Faenza, cui volle lasciare con legato testamentario un consistente numero di opere con il vincolo della destinazione e dell’esposizione nel percorso della Pinacoteca Comunale e del Museo Internazionale delle Ceramiche, sottolineando più che la legittima aspirazione ad una consacrazione del proprio lavoro in ambito museale, una dichiarazione di orgogliosa appartenenza artistica e culturale alla città.
Città amatissima fu infatti Faenza per Gianna Boschi, luogo non banale ma di provincia eletta e tale da offrirle, dopo gli studi al Venturi di Modena, la possibilità di una buona formazione a coté dell’ambiente della Scuola di Disegno diretta da Roberto Sella; l’Accademia di Bologna dove tenevano i corsi Ercole Drei, Virgilio Guidi e Giovanni Romagnoli, frequentati dalla Boschi prima della pausa della guerra, fornì l’occasione per approfondire i problemi della figura, del nudo, del modellato e della composizione, maturando un percorso avviato come da consuetudine con gli acquerelli, i piccoli ritratti, i paesaggi e le nature morte ed affinato con lo studio sistematico nell’esercizio della copia. Con gli anni ’50 all’epoca delle prime mostre personali la ricerca approdava verso eleganti soluzioni in cui affiorano espliciti richiami ad una poetica rinascimentale: l’artista ricorderà le esili sognanti fanciulle dai colli eburnei colte in una sospensione fuori dal tempo ambiguamente in bilico tra il reale e l’immaginario, tra il finito e il non finito, arditamente strutturate secondo linee diagonali in un rapporto dichiarato con lo spazio, già visioni degne di appartenere al cosiddetto primo periodo della sua ricerca; alcune tra l’altro le meritarono i primi riconoscimenti, oltre all’ammissione al “Premio Terni” nel 1952 e 1953, al “Premio Marzotto” nel 1953, alla Mostra del Centro Internazionale delle Arti e del Costume a Palazzo Grassi a Venezia nel 1954, alla I Mostra degli Artisti Romagnoli a Bologna nel 1954, fino alla prestigiosa VIII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma nel 1959.
Seguì l’inevitabile approccio ad ambienti di maggior notorietà e culturalmente più aggiornati, anche grazie la frequentazione di Domenico Rambelli, poi le mostre a Roma che sembrarono dischiuderle più ampi orizzonti per la carriera, fino alla successiva sofferta decisione di non rescindere il legame fortissimo con l’ambiente faentino che in alternativa le offriva un’aristocratica orgogliosa solitudine, libera tuttavia da qualsiasi tipo di quei condizionamenti consueti alle carriere risucchiate nei vortici di galleristi e mercanti.
Piuttosto l’insegnamento di Disegno dal vero fin dal 1958 presso l’Istituto d’Arte per la Ceramica di Faenza le dischiudeva un nuovo mondo: il contagio di quello che amava definire “il bacillo” della ceramica le offriva nuove occasioni per invenzioni di forme e oggetti che prestavano le proprie superfici per rinnovati motivi ornamentali, volti stilizzati, figurazioni suggerite da assoluto sintetismo su maioliche dai colori e decori essenziali che, dall’inizio degli anni ’60, la indirizzavano anche nella pittura a diverse soluzioni. Quanto sia stata importante la pratica del “fare ceramico” per la ricerca artistica di Gianna Boschi è palesemente dimostrato dall’urgenza di raggiungere un’economia espressiva in cui il segno si impone sul colore, così mentre a cadenza fissa partecipava a esposizioni e manifestazioni ceramiche in Italia e all’estero – il Concorso Internazionale soprattutto - ed otteneva importanti riconoscimenti, nella pittura finiva per sostituire alle immagini sottilmente eleganti del “primo periodo” la resa fortemente plastica dei corpi sdraiati, busti solidi, profili incisivi e colli robusti carichi di energica vitalità.
Il “secondo periodo” che coincide con gli anni ’60 fu l’inizio di un coraggioso processo verso una realtà nuova esente dalle indulgenze ai compiacimenti del racconto ma carica di tensione emotiva fino alla scelta difficile di diradare le apparizioni pubbliche, tranne la prestigiosa presenza alla Galleria Cairola di Milano nel 1961 e alla Galleria Duemila di Bologna nel 1972.
Fu la piena coscienza del valore del disegno come metodo di studio e ricerca, come pratica e religione di vita, rinvenuto negli artisti avvicinati per nuovi interessi culturali – Felice Giani e i neoclassici soprattutto – a far approdare la sua ricerca a quegli ultimi percorsi che dai primi anni ’70 hanno proposto decine di immagini colte dal mondo del mito offrendole nuove possibilità di una narrazione nutrita da raffinate suggestioni letterarie e visive. L’incessante e rigoroso studio di forme e composizioni rivendicava l’assunto di un rinnovamento nella continuità di un solco tracciato dalla classicità, ora coraggiosamente riproposto tra i fantasmi neoattici di ninfe e baccanti, satiri, eroti, veneri, minerve, lede, intense e vibranti o sfuggenti e ironiche, con il corredo di piacevoli elementi simbolici quali stelle, cuori, frecce, tirsi, palle, melagrane. La solida concretezza plastica dei volumi trova interessanti soluzioni in un inedito rapporto dialettico col colore che può giungere a valori espressionisti o indulgere ai preziosismi degli impasti finanche all’uso ironico delle dorature o di brevi inserti di papier collé nei dipinti degli anni ’80, quelli del cosiddetto 4° periodo.
Ancora il “mito riscoperto” aggiornava in direzione postmoderna le decorazioni dipinte su maiolica, tenacemente e orgogliosamente riproposte nella consapevole ricerca di un rinnovamento all’interno della tradizione della maiolica faentina, come nelle nuove forme, nei gruppi plastici o nei vasi antropomorfi. La fissità ieratica delle figurazioni sospese in magiche atmosfere estranee al tempo e allo spazio oggi restano a ricordo di un’eccezionale personalità passata con elegante discrezione ma con un’affermazione forte e perentoria nelle vicende artistiche della seconda metà del XX secolo a Faenza e non solo.

Marcella Vitali

Biografia:

Nata a Faenza il 14 febbraio 1913, Gianna Boschi si diploma all’Istituto d’Arte Venturi di Modena nel 1940 e frequenta successivamente l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dedicatasi all’insegnamento fin dal 1945, dal 1958 al 1976 insegna Disegno dal vero presso l’Istituto d’Arte per la Ceramica di Faenza.
Interesse e vocazione alla pittura si rivelano fin dagli anni giovanili all’epoca delle prime partecipazioni a mostre collettive a Faenza, Ravenna, Forlì, Bagnacavallo, Bologna ecc. Alla prima personale del 1950 a Faenza fanno seguito quelle di Bologna ’52, Faenza ’53, Firenze ’54, Faenza ’55, Russi ’56, Roma ’57, Faenza ’58, Roma ’59, Ravenna ’61, Faenza ’66, Bologna ’67, Milano ’68, Bologna ’72, Faenza ’75, Faenza ’85, Vienna ’86, Faenza ’86; una mostra antologica le viene dedicata dal Comune di Faenza nel 1980.
Contemporaneamente partecipa a prestigiose manifestazioni: la Mostra del Premio Terni 1952 e 1953 (Premio Renzi per la figura), la Mostra “Città di Messina” 1953, la II. Biennale Romagnola di Imola 1953, la IV Mostra Regionale di Bologna 1953, Centro San Babila a Milano 1954 (Premio della Porziuncola), la I. Mostra Provinciale d’Arte di Ravenna 1954, la Mostra del Centro Internazionale delle Arti e del Costume a Palazzo Grassi a Venezia 1954, la I. Mostra Regionale d’Arte Moderna a Riccione 1955, il Premio Forlì 1957, la I. Mostra Artisti Romagnoli a Bologna 1958, la Biennale di Forlì 1959, ancora nel 1959 la VIII Quadriennale di Roma, il Premio di Pittura “Italia” a S. Margherita Ligure 1960.
Dal 1962 si dedica anche alla Ceramica affiancandola d’ora in avanti alla produzione pittorica e presentandola contemporaneamente nelle mostre. Partecipa al I. Concorso “Città di Cervia” 1963 (medaglia d’oro), a “Ceramica su invito” Monza 1963, alla Mostra dell’Artigianato di Firenze 1965 e 1968, ai Concorsi Nazionali e Internazionali della Ceramica di Faenza ininterrottamente dal 1963 al 1969, poi 1975, 1982 e 1983. Sue ceramiche vengono esposte alla Mostra di ceramiche italiane ad Amburgo 1962, alla 20° Fiera dell’Artigianato a Monaco di Baviera 1968, all’Esposizione di Ceramiche di Faenza a Madrid 1969. Nel 1970 vince il Concorso dell’Università di Bologna per un pannello in maiolica da collocare nel Dipartimento di Scienze Farmaceutiche.
Dagli anni Sessanta affianca all’attività artistica un importante impegno per la tutela e la salvaguardia dei beni culturali del territorio: dal 1975 al 1986 è Presidente della Sezione di Faenza di Italia Nostra.
Il 9 dicembre 1986 muore in un incidente d’auto a Monte Romano di Brisighella.

Nota Bibliografica:

Pitture e ceramiche di Gianna Boschi, Faenza, 1977.
F.SOLMI (a cura di), Gianna Boschi. Mostra Antologica, Comune di Faenza, Palazzo del Podestà 9 ottobre-13 novembre 1988, catalogo, Faenza, 1988.
G.Boschi. Opere inedite, Galleria del Voltone, catalogo, Faenza, 1992.
M.Pasquali, Gianna Boschi, Faenza, 1992.
Gianna Boschi (1913-1986). Maioliche, giornale di mostra a cura di G.C.Bojani, Vitorchiano 1996.
M.Vitali, Boschi Gianna, pittrice e ceramista, in «Manfrediana. Bollettino della Biblioteca Comunale di Faenza», n. 30, 1996, pp. 38-42.
G.C.Bojani, M.Vitali, A.Rontini, Per una esplorazione nell’arte faentina del ‘900: Gianna Boschi (1913-1986) nel decennale della scomparsa, in “Faenza”, anno LXXXII, 1996, fasc. 1-3, pp. 41-52 + tavv. XIX-XXII.
S.Casadei, Gianna Boschi (1913-1986). Il lascito alla Pinacoteca di Faenza. Dipinti e disegni, Comune di Faenza, Palazzo delle Esposizioni 20 aprile-25 maggio 1997, catalogo, Faenza, 1997.


La produzione artistica:

Nella donazione testamentaria con cui Gianna Boschi ha espresso la volontà di donare alla Pinacoteca Comunale un nucleo molto qualificato ed importante di opere, l’artista ha anche articolato la propria ricerca artistica operata in tanti anni di lavoro e di studio suddividendola, pur in un quadro di unità da seguire nella sua integrità e in ordine di tempo, in quattro diversi periodi. Il primo periodo è databile dal 1941 al 1961 circa e il secondo periodo corrisponde al decennio successivo cioè dal 1961 al 1970. Del terzo periodo è il nucleo più consistente delle opere donate alla Pinacoteca ed è databile agli anni tra il 1970 e il 1982 circa. L’ultimo periodo, il quarto ha inizio nel 1982 ed arriva alla morte dell’artista nel 1986.


Due fanciulle veste rossa e veste azzurra
Olio su tela, cm 75 x 55
1958

Figura femminile, veste a righe, bianca e rossa
Olio su tela, cm 65 x 45
1966-67

Diana, figura femminile in volo veste bianca
Olio su tavola, cm 80 x 120

Centauro con Baccante
Olio su tavola, cm 80 x 100
1979

Due figure: la fanciulla è di profilo, fiori d'oro nel fondo
Olio su tavola, cm 90 x 70
1985