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    La perduta pala di Guido Reni dai Cappuccini di Faenza.  
L'opera del Mese.
Guido Reni, Madonna in trono e i Santi Cristina e Francesco,
cm. 363x219, 1613
Esposizione '800
 

 

 

 

 

Guido Reni, Madonna in trono e i Santi Cristina e Francesco, 1613.

La grande pala di Guido Reni nella Pinacoteca ottocentesca, aperta al pubblicato nel 1879, era esposta nel "Gran sala del Minardi". Questa sala, attualmente chiamato Salone delle Pale d'Altare, era stata così chiamata - come scrisse il primo direttore Federico Argnani nella guida pubblicata nel 1881 - per la presenza al centro della statua di Tommaso Minardi "seduto nel proprio studio con una bell'aria di testa ispirata e volta al cielo per poscia esprimere nel famoso Album che tiene nella sinistra un nuovo concetto di Sacra Famiglia".
Davanti all'opera di Guido Reni il direttore Federico Argnani nella sua guida consigliava il visitatore a fermarsi "alquanto per poterne gustare tutte le bellezze".
La descrizione dell'opera nella prima guida della Pinacoteca continuava così:
"vi ammiri la scenza vera per il rilievo, sublime e commovente per l'espressione. Nessun grand'artista ha composto e dipinto un S.Francesco che preghi con tanto fervore, e che con lo stile della figura corrisponda si maravigliosamente alla semplicità del soggetto, da renderlo cosa perfettissima; nè una Madonna che dall'alto del trono esaudisca con tanta maestà, chè nemmeno in quest'atto si rivolge a lui, ma sogguardando la S.Cristina, che pur inginocchiata a piè del trono prega, le addita che alla prece del Serafico congiunga la sua per averne grazia; e par certo che Raffaello in questa parte sia stato vinto da Guido; perfino il S.Bambino nel benedire il Santo si mostra alteramente dignitoso, benchè pieno di grazia. In tutta l'opera splende un'estetica suprema, accompagnata da uno stile largo e severo che t'impone, da un colore armonioso, trasparente, e di tale inarrivabile vaghezza che ti incanta, e da una maestria di pennello che da vicino ti par piuttosto lavoro a mosaico, e da lontano aggiunge tanta freschezza di tinte da sembrarti carne viva. Insomma basterebbe quest'opera commendabilissima per affermare l'eccellenza e assicurare l'immortalità del Reni..."

(Federigo Argnani, La Pinacoteca di Faenza descritta e illustrata, Faenza, Conti, 1881, pp. 37-38)


La Gran Sala del Minardi nella prima esposizione ottocentesca.