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Sala Donatello |
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L’opera venne
commissionata dalla vedova di Vincenzo Bazzolini con un atto del 1504,
reso noto dal Grigioni, per ornare l’altare della cappella di famiglia
nella chiesa di San Francesco a Faenza. Vi rimase esposta fino al momento
delle soppressioni napoleoniche, quando venne strappata dal suo luogo
originario per approdare in Pinacoteca, dove ancora oggi si può
ammirare. L’opera ha avuto una complessa vicenda attributiva prima
che il Corbara riconoscesse nella pala della Pinacoteca quella commissionata
al D’Antonio dalla vedova Bazzolini. Intuizione confermata dal restauro
del dipinto del 1949, che ha rivelato la perfetta aderenza del soggetto
alla descrizione della committente, dopo avere restituito la vera identità
dei due santi laterali, che figuravano a causa di una ridipintura forse
seicentesca, come Bonaventura e Bernardino da Siena. Lo stile di quest’opera
è tipico di quello della tarda attività del pittore dove,
anche se le figure dei santi sono ancora legate al linguaggio verrocchiesco,
la parte centrale della Vergine in trono con il Bambino è decisamente
affine alla coeva pittura romagnola. La commissione del dipinto prevedeva
anche un coronamento raffigurante un’Annunciazione, che purtroppo
è andata perduta. |