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Sala Donatello

 

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Biagio d'Antonio (1446 c. doc. al 1508)
Annunciazione
tempera su tavola, cm. 113x223+18, n. inv. 175.

Il capolavoro dell’artista fiorentino, realizzato nel 1475 circa è proveniente dalla Parrocchia di Fossolo, attualmente dedicata a San Pietro ma in origine era un oratorio situato nelle proprietà terriere dei Manfredi e consacrato alla Beata Vergine Annunziata. Il quadro dell’“Annunciazione”
entrò nelle collezioni della Pinacoteca, in seguito ad acquisto, nel 1887.
Probabile coronamento di un polittico, la lunetta è datata da Roberta Bartoli, autrice della più recente e complessiva monografia su Biagio D’ Antonio, al 1475 circa, quando Biagio realizzò a Faenza la Pala Ragnoli, ora custodita a Tulsa (Oklaoma). L'annunciazione, in cui l'arcangelo Gabriele preannuncia alla Vergine Maria che sarebbe diventata la madre di Cristo, era un tema sentito nella pittura fiorentina e Biagio D’Antonio riprende la tradizione già dall’uso della luce diffusa che uniforma i volumi e che richiama le prime elaborazioni del Beato Angelico. La composizione è per molti versi assai simile alla tavola che Leonardo da Vinci realizzò, probabilmente, tra il 1472 e il 1475 e si ricollega alla comune giovanile attività dei due artisti nella bottega del Verrocchio.

La lunetta fu acquistata nel 1887 insieme alle due tavole perdute, raffiguranti i santi Sebastiano e Giovanni Battista, su segnalazione dell’Argnani e arbitrariamente sovrapposta al trittico di Pergola per pochi anni. Un tempo era esposta, insieme al San Sebastiano e al San Giovanni Battista, nella chiesa rurale di Fossolo, originariamente un oratorio consacrato alla Beata Vergine Annunziata. Per questo motivo la Bartoli ipotizza che la lunetta facesse parte dell’arredo originale dell’edificio e che costituisse il coronamento di una pala o di un polittico, tale ipotesi non è supportata da alcuna documentazione certa, e c’è chi pensa che l’opera non sia stata commissionata per quella chiesa e che sia approdata lì solo in un secondo momento, ignorando tuttavia il luogo originario. L’opera è stata attribuita a G.B. Utili, a Benedetto Ghirlandaio, fino a quando il Grigioni nel 1935 ha rivendicato la paternità di Biagio D’Antonio. L’accostamento di questa Annunciazione con quella di Leonardo agli Uffizi, del 1475 circa, e con il Battesimo del Verrocchio, ha permesso di avanzare ipotesi sulla cronologia dell’opera, che a giudizio del Longhi dovrebbe essere collocata intorno al 1480. Secondo la Bartoli tale datazione, come anche quella proposta dall’Angelini che la sposta agli anni della pala di Pergola, sono troppo basse. All’interno di un ambientazione tipicamente toscana è raffigurata l’Annunciazione, dove le due figure di angeli, posti sulla sinistra, incuranti dell’evento sacro mostrano l’influenza dell’arte del Verrocchio, mentre è di derivazione Leonardesca la postura della Vergine e l’idea della porta aperta da cui s’intravede l’interno di una stanza. La Bartoli ha riconosciuto parallelismi stilistici anche con la lunetta raffigurante San Michele, coronamento della Pala Ragnoli.