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    Sala Manfredi  
 
1 - Sala d'ingresso
 
2 - Natura morta
 
2a - Marco Palmezzano
 
3 - Sala Manfredi
 
4 - Sala Bertucci il Vecchio
 
5 - Sala Donatello
 
6 -Vestibolo
 
7 - Sala del Magistrato
 
8 - Salone delle Pale d'Altare
 
A - Sale delle mostre temporanee

 

 

 

 

Già nel primo allestimento della Pinacoteca una sala era stata dedicata a raccogliere opere e cimeli storici del periodo del dominio della famiglia Manfredi, signori di Faenza.
L’intuizione venne poi sviluppata nell’ambito della ristrutturazione dei primi anni Venti: si procedette ad una vera e propria ricostruzione ambientale collocando qui un soffitto quattrocentesco proveniente da corso Saffi.
Avvolte da una tenace tradizione sono i due cassoni nuziali, (seconda metà sec. XV) provenienti dal convento di San Maglorio a seguito delle soppressioni del 1867, attribuibili a una BOTTEGA DI INTAGLIATORI TOSCANI : vengono identificati con i cassoni da corredo donati da Galeotto Manfredi a Cassandra Pavoni, al momento (1480) della sua monacazione in San Maglorio.
Di artisti toscani anche il camino, trasportato nel 1892 dalla residenza dei Manfredi, ora palazzo comunale; viene infatti attribuito all’ ambito di DESIDERIO DA SETTIGNANO (sec. XV).
Dal castello di Ceparano, nei dintorni di Faenza, proviene l’impresa araldica di Astorgio I Manfredi, acquistata nel 1893; reca la data MCCCLXXVIII ed è opera di un ANONIMO.
Di Galeotto Manfredi, Signore di Faenza dal 1477 al 1488, è l’impresa araldica con la palma fiorita, il gallo simbolo di Galeotto stesso, la ferita stillante sangue, la lancetta del flebotomo e la cordicella annodata.
Donata alla fine del sec. XIX., ma certamente proveniente dal palazzo comunale come la precedente, è dovuta ad un ANONIMO contemporaneo.
Dal convento dei Cappuccini, a seguito delle soppressioni del 1867, proviene l’altarolo portatile in avorio scolpito (alla fine del sec. XIV o all’inizio del XV) dalla BOTTEGA DEGLI EMBRIACHI, a cui si deve il grande trittico della Certosa di Pavia.
Solo recentemente sono stati riscoperti, sulla parte esterna degli sportelli, due angeli dipinti su fondo nero.
Una recente donazione è la statua lignea del XV secolo che rappresenta probabilmente S.Sigismondo, attribuita dal Corbara al maestro autore dell'Arca di San Terenzio nella Basilica Cattedrale.

Opera di particolare importanza è il San Giovannino in marmo, già nella collezione di Fra’ Sabba da Castiglione, che lo attribuiva a Donatello; dopo una complessa elaborazione critica le attribuzioni recenti propendono per BENEDETTO DA MAIANO (1442 – 1497).
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1. Anonimo Romagnolo (fine Sec. XV), Madonna, Cristo in Pietà e i SS. Giovanni, Pietro, Francesco e Girolamo
tela, cm. 104x87 + cornice 8 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 209

2. Benedetto da Maiano, San Giovannino
marmo, cm. 40x31x18,5, n. inv. 196

3. Desiderio da Settignano (ambito), Camino
pietra serena, cm. 238x295x25; n. inv. 199

4. Biagio d’Antonio, Cristo in pietà
tavola, cm. 87,5x56,5 + cornice 13 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 176

5. Anonimo toscano (Sec. XV), Cassone in legno intagliato e dorato
cm. 47x167x47, sono presenti due esemplari; n. inv. 205

6. Anonimo Sec. XIV, Impresa araldica di Astorgio I Manfredi
calcare, cm. 109x68, n. inv. 200

7. Anonimo  Sec. XV, Impresa araldica di Galeotto Manfredi
arenaria, cm.  85x70; n. inv. 201

8. Biagio d’Antonio, Madonna col Bambino e i SS. Giovannino e Antonio da Padova
tavola, cm. 60x48,5, n. inv. 194

9. Arte degli Embriachi (Sec. XV), Annunciazione, Crocifissione, orazione nell’Orto e Santi. Negli sportelli due angeli oranti
intarsio in osso, avorio e legno di ebano, cm. 66x44,5, n. inv. 202

10. Maestro della pala Bertoni, Cristo in pietà
tavola cm. 76x53 + cornice 8 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 207