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    Sala del Magistrato  
 
1 - Sala d'ingresso
 
2 - Natura morta
 
2a - Marco Palmezzano
 
3 - Sala Manfredi
 
4 - Sala Bertucci il Vecchio
 
5 - Sala Donatello
 
6 -Vestibolo
 
7 - Sala del Magistrato
 
8 - Salone delle Pale d'Altare
 
A - Sale delle mostre temporanee

 

 

 

 

La sala prende il nome dal Ritratto di magistrato (n. 5), uno dei più affascinanti dipinti della Pinacoteca.
L’identificazione dell’autore ha stimolato un intenso dibattito che ha oscillato fra i nomi di Sebastiano Bombelli (1635–1716), Antonio Carneo (1637–1692) e autori stranieri. Di sicuro è opera di un grande ritrattista Anonimo, probabilmente non italiano: la proposta più recente è, con molta cautela, per JAKOB FERDINAND VOET (1639 ? – 1700).
Altrettanto ampia la discussione critica sulla Giuditta con la testa di Oloferne (n. 4), di evidente ambito veneto: acquistato nel 1884 come opera di Giovan Battista Tiepolo (1696-1770), viene poi assegnato a Francesco Maffei (1620–1660 c.), Giulio Carpioni (1611–1674), Giovanni Lyss (1595 c.–1629 c.). Si ripropone qui l’attribuzione, sia pure dubitativa, a BERNARDO STROZZI (1581– 1644).
Di area veneta la Rebecca al pozzo (n. 11), già attribuita ad Andrea Celesti (1637–1712 ca.), ma più probabilmente di ANTONIO ZANCHI (1631–1722).
RUTILIO MANETTI (1571–1639), senese, è l’autore della Sacra famiglia (n. 14), intriso di un caravaggismo raffinato, filtrato dalla lezione di Valentin, che ci presenta Gesù addormentato con istantanea naturalezza sulle ginocchia della madre.
Ad una parallela corrente di pittura postcaravaggesca è da assegnare il Mendico cieco (Belisario?) (n. 17), opera certa di GIOVANNI BATTISTA LANGETTI (1635–1676), influenzato dall’arte di Giuseppe Ribera (1588 – 1652) e caposcuola dei “tenebrosi”, pittori che mettono in scena eroi, profeti, mendicanti rivelati da squarci di luce che illuminano ambienti tetri e bui; giunto con il lascito Giacomo Pozzi (1936).
Autore del San Girolamo (n. 9) è il raro ALESSANDRO ALBINI (1568–1646), bolognese, allievo dei Carracci prima e di Guido Reni poi, di cui restano pochissime opere a fronte di una lunga attività che lo vede partire da un’ educazione ancora manieristica e orientarsi, poi, in senso carraccesco.
A un originale di GUIDO RENI (1575–1642) rimandano il Cristo risorto e la Madonna (n. 2), copie parziali dal Cristo al Limbo appare alla madre, eseguito per il Duomo di Modena, dal 1754 a Dresda dove è andato distrutto nel 1945.
A causa degli eventi bellici del dicembre 1944, quando Faenza fu sconvolta dal passaggio del fronte, andò quasi completamente distrutto il capolavoro di GUIDO RENI, vanto della Pinacoteca, fino al 1867 sull’altare maggiore della chiesa dei Cappuccini, “La madonna col Bambino e santi”; ne rimane solo la figura di San Francesco, alquanto restaurata.
Ad un prototipo reniano si ispira il San Giuseppe col Bambino (n. 1), attribuibile a un allievo della BOTTEGA DI RENI. Entrò in Pinacoteca, depositato dalla Congregazione di Carità nel 1878, con l’altisonante attribuzione ad Anton Van Dyck (1599–1641), il Ritratto di fanciulla (n. 3), trasformata in Santa Cecilia mediante l’aggiunta della palma del martirio; Roberto Longhi lo assegnò a GIOVANNI BERNARDO CARBONE (1614–1683), ritrattista genovese in grado di seguire lo stile di Van Dyck fino ad esserne confuso.
Notevoli, in questa parete di ritratti aulici, il Ritratto di Carlo X re di Svezia (1622–1660) (n. 6) attribuito a GIUSTO SUSTERMANS (1597–1681), ritrattista ufficiale dei Medici a Firenze e il Ritratto di Carlo I re d’ Inghilterra (n. 8), attribuito a FRANZ POURBUS il GIOVANE (1569–1622) che di Sustermans era stato maestro a Parigi.
All’area bolognese sono da riferire le due tele raffiguranti Sibilla (n. 15) e Sofonisba (n. 16), depositate nel 1879 dalla Congregazione di Carità, attribuite dubitativamente a Lorenzo Pasinelli (1629–1700), recentemente riconosciute a FLAMINIO TORRI (1620–1661): “sono opere piacevoli, dove i parametri ormai codificati per questo genere di figure, che fanno capo a modelli di Guido Reni, acquistano una nuova carica espressiva per il denso impasto cromatico, il colore cupo e il netto affondo delle ombre…” (Anna Tambini, 2002).
Di un ANONIMO BOLOGNESE (sec. XVII–XVIII) è la Cleopatra porta l’aspide al petto (n. 8) che riprende un soggetto reniano, mentre le due tele che raffigurano San Francesco (n. 12) e il Busto di santo martire (San Bartolomeo ?) (n. 13) mostrano di appartenere anch’essi all’area della nostra regione: sono di due diversi ANONIMI del XVII secolo.
Da un originale di SIMON VOUET (1590 –1649), conservato nella Galleria Pallavicini a Roma, deriva la tela Coppia di amanti (n. 7), giunta con il lascito Giacomo Pozzi (1936).
 

1. Guido Reni (bottega di), San Giuseppe col Bambino
tela, cm. 61x51 + cornice 13 cm., n. inv. 10

2. Guido Reni (copia da), Cristo risorto
tela, cm. 74x60 + cornice 13 cm., n. inv. 6

3. Giovanni Bernardo Carbone (?), Ritratto di fanciulla
tela, cm. 179x116 + cornice 8 cm., n. inv. 136

4. Bernardo Strozzi (?), Giuditta con la testa di Oloferne
tela, cm. 68x90 + cornice 15 cm., n. inv. 11

5. Jakob Ferdinand Voet (?), Ritratto di Magistrato (?)
tela, cm. 76x60 + cornice 17 cm., n. inv. 15

6. Justus Sustermans, Ritratto di Carlo X Re di Svezia
tela, cm. 148x114 + cornice 13 cm., n. inv. 17

7. Simon Vouet (copia da), Coppia di amanti
tela, cm. 82x100 + cornice 8 cm., n. inv. 18

8. Franz Pourbus jr., Ritratto di Carlo I Re d’Inghilterra
tela, cm. 54x45 + cornice 8 cm., n. inv. 16

9. Alessandro Albini, San Girolamo
tela, cm. 50x77 + cornice 9 cm., n. inv. 20

10. Anonimo Bolognese, Cleopatra porta l’aspide al petto
tela, cm. 86,5 x 62,5, n. inv. 4

11. Antonio Zanchi (?), Rebecca al pozzo
tela, cm. 141x172 + cornice 6 cm., n. inv. 22

12. Guido Cagnacci (?), San Francesco
tela, cm. 57x47 + cornice 10 cm., n. inv. 141

13. Guido Cagnacci (?), Santo Martire (S. Bartolomeo ?)
tela, cm. 57x48 + cornice 10 cm., n. inv. 1372

14. Rutilio Manetti, Sacra Famiglia
tela, cm. 96x123 + cornice 11 cm., n. inv. 8

15. Flaminio Torri, Sofonisba
tela, cm. 62x46 + cornice 23 cm., n. inv. 3

16. Flaminio Torri, Sibilla
tela, cm. 62x46 + cornice 23 cm., n. inv. 2

17. Giovanni Battista Langetti, Mendico cieco  (Belisario ?)
tela, cm. 97x80 + cornice 12 cm., n. inv. 9

18. Guido Reni (copia da), Madonna
tela, cm. 74x60 + cornice 13 cm., n. inv. 5