La
sala prende il nome dal Ritratto di magistrato (n. 5), uno dei più
affascinanti dipinti della Pinacoteca.
L’identificazione dell’autore ha stimolato un intenso dibattito
che ha oscillato fra i nomi di Sebastiano Bombelli (1635–1716),
Antonio Carneo (1637–1692) e autori stranieri. Di sicuro è opera
di un grande ritrattista Anonimo, probabilmente non italiano: la
proposta più recente è, con molta cautela, per JAKOB FERDINAND
VOET (1639 ? – 1700).
Altrettanto ampia la discussione critica sulla Giuditta con la testa
di Oloferne (n. 4), di evidente ambito veneto: acquistato nel 1884
come opera di Giovan Battista Tiepolo (1696-1770), viene poi
assegnato a Francesco Maffei (1620–1660 c.), Giulio Carpioni (1611–1674),
Giovanni Lyss (1595 c.–1629 c.). Si ripropone qui l’attribuzione,
sia pure dubitativa, a BERNARDO STROZZI (1581– 1644).
Di area veneta la Rebecca al pozzo (n. 11), già attribuita ad
Andrea Celesti (1637–1712 ca.), ma più probabilmente di ANTONIO
ZANCHI (1631–1722).
RUTILIO MANETTI (1571–1639), senese, è l’autore della Sacra
famiglia (n. 14), intriso di un caravaggismo raffinato, filtrato
dalla lezione di Valentin, che ci presenta Gesù addormentato con
istantanea naturalezza sulle ginocchia della madre.
Ad una parallela corrente di pittura postcaravaggesca è da
assegnare il Mendico cieco (Belisario?) (n. 17), opera certa di
GIOVANNI BATTISTA LANGETTI (1635–1676), influenzato dall’arte di
Giuseppe Ribera (1588 – 1652) e caposcuola dei “tenebrosi”,
pittori che mettono in scena eroi, profeti, mendicanti rivelati da
squarci di luce che illuminano ambienti tetri e bui; giunto con il
lascito Giacomo Pozzi (1936).
Autore del San Girolamo (n. 9) è il raro ALESSANDRO ALBINI (1568–1646),
bolognese, allievo dei Carracci prima e di Guido Reni poi, di cui
restano pochissime opere a fronte di una lunga attività che lo vede
partire da un’ educazione ancora manieristica e orientarsi, poi,
in senso carraccesco.
A un originale di GUIDO RENI (1575–1642) rimandano il Cristo
risorto e la Madonna (n. 2), copie parziali dal Cristo al Limbo
appare alla madre, eseguito per il Duomo di Modena, dal 1754 a
Dresda dove è andato distrutto nel 1945.
A causa degli eventi bellici del dicembre 1944, quando Faenza fu
sconvolta dal passaggio del fronte, andò quasi completamente
distrutto il capolavoro di GUIDO RENI, vanto della Pinacoteca, fino
al 1867 sull’altare maggiore della chiesa dei Cappuccini, “La
madonna col Bambino e santi”; ne rimane solo la figura di San
Francesco, alquanto restaurata.
Ad un prototipo reniano si ispira il San Giuseppe col Bambino (n.
1), attribuibile a un allievo della BOTTEGA DI RENI. Entrò in
Pinacoteca, depositato dalla Congregazione di Carità nel 1878, con
l’altisonante attribuzione ad Anton Van Dyck (1599–1641), il
Ritratto di fanciulla (n. 3), trasformata in Santa Cecilia mediante
l’aggiunta della palma del martirio; Roberto Longhi lo assegnò a
GIOVANNI BERNARDO CARBONE (1614–1683), ritrattista genovese in
grado di seguire lo stile di Van Dyck fino ad esserne confuso.
Notevoli, in questa parete di ritratti aulici, il Ritratto di Carlo
X re di Svezia (1622–1660) (n. 6) attribuito a GIUSTO SUSTERMANS
(1597–1681), ritrattista ufficiale dei Medici a Firenze e il
Ritratto di Carlo I re d’ Inghilterra (n. 8), attribuito a FRANZ
POURBUS il GIOVANE (1569–1622) che di Sustermans era stato maestro
a Parigi.
All’area bolognese sono da riferire le due tele raffiguranti
Sibilla (n. 15) e Sofonisba (n. 16), depositate nel 1879 dalla
Congregazione di Carità, attribuite dubitativamente a Lorenzo
Pasinelli (1629–1700), recentemente riconosciute a FLAMINIO TORRI
(1620–1661): “sono opere piacevoli, dove i parametri ormai
codificati per questo genere di figure, che fanno capo a modelli di
Guido Reni, acquistano una nuova carica espressiva per il denso
impasto cromatico, il colore cupo e il netto affondo delle ombre…”
(Anna Tambini, 2002).
Di un ANONIMO BOLOGNESE (sec. XVII–XVIII) è la Cleopatra porta l’aspide
al petto (n. 8) che riprende un soggetto reniano, mentre le due tele
che raffigurano San Francesco (n. 12) e il Busto di santo martire
(San Bartolomeo ?) (n. 13) mostrano di appartenere anch’essi all’area
della nostra regione: sono di due diversi ANONIMI del XVII secolo.
Da un originale di SIMON VOUET (1590 –1649), conservato nella
Galleria Pallavicini a Roma, deriva la tela Coppia di amanti (n. 7),
giunta con il lascito Giacomo Pozzi (1936). |
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1.
Guido Reni (bottega di),
San Giuseppe col Bambino
tela, cm. 61x51 + cornice 13 cm., n. inv. 10
2.
Guido Reni (copia da),
Cristo risorto
tela, cm. 74x60 + cornice 13 cm., n. inv. 6
3.
Giovanni Bernardo Carbone (?),
Ritratto di fanciulla
tela, cm. 179x116 + cornice 8 cm., n. inv. 136
4.
Bernardo Strozzi (?),
Giuditta con la testa di Oloferne
tela, cm. 68x90 + cornice 15 cm., n. inv. 11
5.
Jakob Ferdinand Voet (?),
Ritratto di Magistrato (?)
tela, cm. 76x60 + cornice 17 cm., n. inv. 15
6.
Justus Sustermans,
Ritratto di Carlo X Re di Svezia
tela, cm. 148x114 + cornice 13 cm., n. inv. 17
7.
Simon Vouet (copia da),
Coppia di amanti
tela, cm. 82x100 + cornice 8 cm., n. inv. 18
8.
Franz Pourbus jr.,
Ritratto di Carlo I Re d’Inghilterra
tela, cm. 54x45 + cornice 8 cm., n. inv. 16
9.
Alessandro Albini,
San Girolamo
tela, cm. 50x77 + cornice 9 cm., n. inv. 20
10.
Anonimo Bolognese,
Cleopatra porta l’aspide al petto
tela, cm. 86,5 x 62,5, n. inv. 1289
11.
Antonio Zanchi (?),
Rebecca al pozzo
tela, cm. 141x172 + cornice 6 cm., n. inv. 22
12.
Guido Cagnacci (?),
San Francesco
tela, cm. 57x47 + cornice 10 cm., n. inv. 141
13.
Guido Cagnacci (?),
Santo Martire (S. Bartolomeo ?)
tela, cm. 57x48 + cornice 10 cm., n. inv. 1372
14.
Rutilio Manetti,
Sacra Famiglia
tela, cm. 96x123 + cornice 11 cm., n. inv. 8
15.
Flaminio Torri,
Sofonisba
tela, cm. 62x46 + cornice 23 cm., n. inv. 3
16.
Flaminio Torri,
Sibilla
tela, cm. 62x46 + cornice 23 cm., n. inv. 2
17.
Giovanni Battista Langetti,
Mendico cieco (Belisario
?)
tela, cm. 97x80 + cornice 12 cm., n. inv. 9
18.
Guido Reni (copia da),
Madonna
tela, cm. 74x60 + cornice 13 cm., n. inv. 5
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