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Il san Giovannino restaurato

 

 

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L'autore

L'iconografia

La storia

Fra Sabba da Castiglione

Lo stato di conservazione

L'intervento di restauro

Una questione di base

Referenze

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«Adorno il mio picciolo studio di una testa di san Giovanni Battista, di età di anni cerca quattordici, di tutto tondo, di marmo di Carrara, bellissimo di mano di Donato, il quale in vero è tale che se altr’opera di sua mano non si trovasse, questa sola et una basterebbe a farlo al mondo eterno et immortale»
(FRA SABBA DA CASTIGLIONE, Ricordi, 1545, cix)

«A lato un delicato busto di adolescente che sembra accogliere la luce gioconda dello spirito italiano. Una bianca purità è ancora conservata nei delicati incavi del marmo.»
(DINO CAMPANA, Taccuinetto faentino)

Il busto in marmo di San Giovannino è tornato nella Pinacoteca Comunale di Faenza, dopo un restauro realizzato a Firenze presso l’Opificio delle Pietre Dure, l’istituto di restauro delle Opere d’Arte più prestigioso al mondo.
Per festeggiare questo gradito ritorno è stata realizzata una mostra nei locali di via S.Maria dell’Angelo 9, con il sostegno dell’«Associazione Amici della ceramica e del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza».
Il busto raffigurante San Giovannino è sempre stato considerato, fin dall’apertura al pubblico della Pinacoteca nel 1879 uno dei pezzi più importanti esposti, anche se ancora oggetto di contesa attribuzione da parte degli specialisti di scultura quattrocentesca. Secondo la maggioranza degli esperti di storia dell’arte, non si tratta di Donatello, come auspicava il suo primo collezionista, il letterato Fra’ Sabba da Castiglione, cavaliere dell’Ordine di Malta che intorno al 1515 si stabilì nella Commenda del Borgo Durbecco, o come scriveva sempre nel Cinquecento il Vasari. L’opera può pur sempre riferirsi ad uno dei maggiori protagonisti della scena artistica della Firenze del pieno Rinascimento. Forse Antonio Rossellino o piuttosto Benedetto da Maiano, e non manca chi sostiene un legame stretto con Desiderio da Settignano, con una datazione che sarebbe intorno al 1470-1480.
Il restauro realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, con la pulitura della superficie marmorea dalle incrostazioni grigiastre della parte inferiore e dai depositi di cere alterate miste a sporco, come pure l’eliminazione della base di epoca posteriore che ne alterava l’assetto compromettendone una giusta visione, consente di poter apprezzare nuovamente la scultura ora restituita alla Pinacoteca di Faenza. L’intervento è stato realizzato dal restauratore Isidoro Castello, che ne parlerà durante l’inaugurazione della mostra, sotto la guida di Alessandra Griffo direttrice del Settore Materiali Lapidei.
La mostra, aperta ad ingresso gratuito il sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 18, è corredata da una serie di pannelli didattici che, oltre a descrivere il restauro, illustrano la storia della scultura e gli aspetti iconografici. Completano la mostra altre opere faentine dedicate al San Giovannino, ovvero una copia in marmo realizzata da Giovanni Collina per la Congregazione di Carità nel 1843, una delle copie realizzate da Achille Farina probabilmente nel 1866-67, una copia in gesso, un’antico stampo per la riproduzione in terracotta e una elaborazione artistica realizzata nel 2009, con utilizzo dello stampo, dall’artista faentino Nero.