La collezione Bianchedi Bettoli / Vallunga.

 
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La collezione Bianchedi
Bettoli / Vallunga

Elenco delle opere in mostra

Augusto Vallunga

Il catalogo

Immagini delle sale di mostra

Video clip di Rai3

 

 

 


Le sale della Pinacoteca Comunale di Faenza hanno un nuovo e interessante motivo di richiamo. Grazie alle volontà testamentarie di Augusto Vallunga, e alla concorde disponibilità della moglie Maria Grazia Bianchedi Bettoli, è stato infatti possibile esporre più di trenta quadri, tutti molti interessanti e importanti per l’arte italiana del Novecento.
Tanti sono i nomi importanti presenti in questa collezione, alla quale la Pinacoteca ha dedicato due apposite sale. La caratteristica principale non è tanto nella importanza dei nomi ma nella qualità delle singole opere. La raccolta, pur essendosi formata in base a quanto è stato possibile reperire nel mercato, è infatti il frutto di una attenta selezione basata su opere significative ed importanti di ogni singolo autore. Il periodo di realizzazione della maggior parte delle opere è compreso tra gli anni Venti e la metà degli anni Cinquanta. Si parte precisamente dal 1926, con il bellissimo “le rive della Tessaglia” di Giorgio De Chirico giudicato come un vero capolavoro di questo grande maestro dell’arte italiana, e con un quadro di Alberto Savinio del 1929 che ben esprime la pittura di questo artista, fratello di De Chirico, dove gli esercizi di memoria si confrontano con una continua ricerca aperta a tutte le novità di espressione. All’inizio e alla fine degli anni Trenta, ma entrambi caratterizzanti l’opera dei loro autori, vi è da un lato la Natura Morta di Gino Severini del 1930-31, con la sua ricerca iconografica e stilistica che lo aveva portato alla “visione simultanea” e all’accavallamento di dati figurativi e storici, e dall’altro lato gli anni Trenta sono rappresentati con la Marina di Carlo Carrà, che con questo suo amato tema rende unica l’atmosfera della spiaggia e fornisce una scala cromatica dove il rosa e l’azzurro sono pieni di sentimento ed emozioni.
Degli anni Cinquanta si segnalano una Natura Morta di Giorgio Morandi, con i vasi, le bottiglie e la caratteristica lattina da olio a imbuto dipinti nello studio del grande pittore bolognese, e la Scalinata di Massimo Campigli che mette in scena le sue caratteristiche donne nella prospettiva di Santa Trinità dei Monti con la tecnica a effetto affresco tipica del suo stile.
Altri autori con opere ben selezionate caratterizzano la raccolta. Per tutti basterà citare la periferia di Mario Sironi del 1948, ma per meglio comprendere l’intero valore della collezione è indispensabile citare un lungo elenco di nomi di protagonisti dell’arte italiana, tutti presenti nelle opere donate alla Pinacoteca. Felice Casorati, Filippo De Pisis, Salvatore Fiume, Franco Gentilini, Mino Maccari, Mario Mafai, Ennio Morlotti, Giulio Turcato sono i principali nomi di questo elenco che fanno dire come la raccolta ora visitabile nelle sale della Pinacoteca abbia un valore non solo nazionale ma davvero internazionale. Se si considera infatti che dal punto di vista artistico il XIX secolo è francese, la seconda metà del Novecento è americano, gli anni dal 1930 al 1950 sono italiani, e come da ora il visitatore della Pinacoteca potrà constatare con una visita sempre più gradevole e interessante al museo faentino.