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| La collezione Bianchedi Bettoli / Vallunga. |
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Preleva il documento con quattro testimonianze su Augusto Vallunga (file formato pdf, 550 Kb)
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Le sue scelte per la collezione sono sempre state verso l’opera bella e significativa, nel percorso dei vari artisti che lo interessavano. Con la ricerca costante, la passione e i contatti favoriti da un carattere sempre aperto e disponibile è nata la collezione di grande valore lasciata per volontà testamentarie alle Pinacoteca Comunale di Faenza. Anche questo atto finale non è stato casuale, ma attentamente voluto e sempre pensato. In questo dono alla città di Faenza c’è un riconoscimento ai legami sempre rimasti con la propria città di nascita nonostante una vita lavorativa passata in altri luoghi e c’è, in qualche modo, un ritorno ai propri luoghi d’origine ovvero a quel palazzo frequentato negli intensi anni dello studio nel Liceo Classico. Un ritorno che per lui è, come hanno notato i suoi colleghi notai bellunesi in una nota di ricordo, anche “logica conseguenza della sua generosità, della sua intima necessità che altri godano di quello che a lui procurava godimento”. Fin da giovane, del resto, Augusto Vallunga ha dimostrato il proprio carattere e le proprie capacità. Un carattere che si nutriva di passioni vissute con intensità come per lui è stata la caccia. Fin da ragazzo ha sentito l’attività venatoria come momento di contatto con la natura, salendo nelle prime vicine colline di Marzeno. Con il crescere dell’età è andato poi a frequentare i luoghi di caccia forse più significativi, ovvero quelli degli ambienti africani con i trofei da lui conservati che ha voluto anch’essi regalare a Faenza, e nello specifico al Museo Malmerendi. Il suo lavoro di notaio l’ ha portato lontano da Faenza, e precisamente a Puos d’Alpago in provincia di Belluno in una località subito amata per i grandi spazi verdi e per la possibilità di veri rapporti umani, ma i legami con la sua città sono rimasti sempre costanti. Gli amici in contatto continuo e frequenti viaggi tra le Alpi Bellunesi e Faenza sono stati un aspetto costante della vita di Augusto Vallunga, fino a portarlo a scegliere di tornare a vivere nella sua città quando ha deciso il pensionamento. La morte improvvisa, il 28 maggio 2010, l’ha dolorosamente portato via, lasciando però un ottimo ricordo di lui nei fortunati che l’hanno conosciuto e facendo scoprire con gratitudine la sua volontà di donare alla città la sua bella collezione d’arte. |