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Palazzo Laderchi
Corso Garibaldi, 2

Francesco Tadolini, circa 1780-1785
Giovanni Antonio Antolini, 1796
Felice Giani, 1794 e 1798
Antonio Trentanove, 1794 e 1798

La famiglia Laderchi è una delle famiglie più antiche della nobiltà faentina, si consideri che Giacomo Laderchi fu a fine Quattrocento uno dei tutori di Astorgio III Manfredi.
Dopo il 1780 per volontà del conte Ludovico Laderchi (1751-1823) e su progetto dell’architetto bolognese Francesco Tadolini iniziarono i lavori del nuovo edificio che inglobava, oltre agli edifici presenti nell’area, anche l’antica chiesa di S. Biagio demolita nel 1784.
La fase dei lavori murari prese avvio dall’area della vecchia casa Laderchi sul corso, mentre i lavori di sistemazione interni della grande galleria e dei locali attigui risalgono all’inizio dell’ultimo decennio del secolo.
Nella facciata l'architetto Tadolini progetta una serie di finestre con timpani triangolari e curvi alternati secondo una formula di derivazione cinquecentesca.
Dalla linearità dell’insieme si staccano l’aggetto del cornicione con belle formelle in terracotta sul lato di via XX settembre, e l’angolo bugnato rimarcato dalla balconata su mensole.

All'interno le decorazioni dellìingresso e dello scalone riprendono in forme semplificate il motivo classico di lesene con fregi ornati da triglifi e sott’archi e imbotti con lacunari poligonali.
Le decorazioni del palazzo sono raggruppabili in tre diversi momenti. Un nucleo settecentesco è nelle tre sale raggiungibili dal ballatoio a metà dello scalone adestra dell'ingresso. Si tratta del vestibolo, della sala con lo stemma Laderchi Tonti e della sala con la raffigurazione dell'Olimpo. Tutte queste sale sono dipinti con modi da ricondurre a modelli bolognesi.
Nella parte settecentesca sistemata dal Tadolini vi sono gli importanti interventi di Felice Giani. Nel salone delle feste vi è dipinto il ciclo del Trionfo d'Amore dalla favola di Amore e Psiche tratta dalle Metamorfodi di Apuleio. Gli stucchi della stessa sala, la più grande decorata di un palazzo faentino, sono opera di Antonio Trentanove. In un nucleo di tre ambienti sul secondo cortile, realizzato per l'appartamento privato del Conte Achille Laderchi, sono state realizzate decorazioni dedicate al Trionfo della Pace e un colto soggetto decorativo nel raffinato studiolo elittico noto come Gabinetto d'Astronomia.
Il terzo ciclo di decorazioni, in vari ambienti, è stato realizzato in età romantica dal conte Francesco (1808-1852), figura tra le più prestigiose della Romagna risorgimentale.

Approfondimenti:

- Le decorazioni settecentesche "alla bolognese"
- Il progetto decorativo e la scelta di Felice Giani sui soggetti da trattare
- Il salone delle feste
- L'appartamento privato di Achille Laderchi con il Gabinetto d'Astronomia
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- Vai alla pagina Wikipedia sul Palazzo Laderchi di Faenza

- Vai alla pagina di Francesco Laderchi nel Dizionario Biografico degli Italiani